Ballata d’amore al vento

13.00

Come vorrei essere la stella sonnambula e vagare nell’infinito senza meta tutte le notti di luna piena. Mi piacerebbe essere una lucciola, accendermi e spegnermi spensierata, sorvolando le chiome nere degli anacardi.

Aprii gli occhi ancora vestita di fantasia. Qual è l’importanza di questa massa anonima chiamata gente, quando dentro di sé non racchiude un sacco di sogni? I migliori giorni della mia vita sono quelli in cui sono riuscita a sognare.

La felicità, come il fiore, si apre sensuale per compiacere il sole. Allo zenit ribolle, morendo nella semioscurità crepuscolare. Come il girasole, la felicità dura solo un sole.

Del fuoco restava solo la cenere, la solitudine e il freddo. Aprì la porta della tenda, fece qualche passo nel patio, sperimentando una sensazione di sollievo e pace interiore, rianimato dalla corrente fredda dell’alba. Si sentiva leggero, gelato e vuoto come un cadavere. Non sentiva più amore né odio. Viveva una pace di morte, più nulla gli disturbava l’anima. La pace è la morte, la vita è la lotta. Ha perso la lotta, ha perso la vita. Per alcuni momenti sentì nostalgia dei tempi d’ansia, quando percorreva sentieri tortuosi alla ricerca del nulla. Aveva già raggiunto tutto, era morto. Aveva nostalgia dei tempi della vita.

La mattina la foresta ebbe il suo battesimo di fuoco. I quadrupedi intrapresero galoppi rampanti, gli uccelli volarono sopra il fuoco. Tutti tentarono di fuggire, tranne le femmine che preferirono morire calcificate insieme ai loro cuccioli. Chi ama veramente si sacrifica per l’oggetto del suo amore. Gli alberi amano la terra, non ritirano le radici, sopportando la sofferenza, la distruzione, proteggendo la terra adorata.

COD: 978-88-97365-51-8

Paulina Chiziane (Manjacaze, Mozambico 1955) è considerata la prima romanziera mozambicana, poiché il suo Ballata d’amore al vento, uscito originariamente nel 1990, è stata la prima opera di prosa lunga scritta da una donna in tale paese. Di certo in Mozambico non erano mancate valenti poetesse, a partire da quella figura che è considerata il tramite di una certa estetica negritudinista tra la traduzione inglese e francese e quella in portoghese, e cioè Noémia de Sousa, attiva negli anni Cinquanta.
Eppure si dovrà attendere altri quattro decenni per vedere un’opera in prosa al femminile, e da allora Paulina Chiziane ha composto un’opera in prosa tutt’ora in fieri, composta da ben nove titoli. Il nome di Paulina Chiziane non dovrebbe essere del tutto nuovo per il lettore italiano, visto che ben tre romanzi sono già stati tradotti e pubblicati per i tipi de La Nuova Frontiera di Roma (Il settimo giuramento, 2003; Niketche. Una storia di poligamia, 2006 e L’allegro canto della pernice 2010).
La sua opera ruota tutta intorno a una certa idea e un certo status della femminilità e del ruolo della donna nelle società contemporanee africane. La presente Ballata d’amore al vento è il suo primo romanzo, nel quale s’intreccia un amore meraviglioso che dovrà fare i conti con le tradizioni tribali di quell’angolo d’Africa nel quale è sbocciato. Eppure, più forte della poligamia istituzionale e del gioco di forze e di poteri che s’instaura tra gli individui di sesso opposto, quest’amore saprà risorgere ai margini di una società forse ormai condannata ad una fine inesorabile.
Chi sogna il ritorno a un’Africa tribale stia lontano da questo libro, che proprio di quell’Africa fa un ritratto retrivo e bigotto.

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