Il giorno in cui Paperino s’è fatto per la prima volta Paperina

14.00

da L’Angola è ogni terra dove pianto il mio orto

È stata proprio la guerra a portarmi qui, non l’ho scelto io, non ho cercato nulla, stavo molto bene allora nel mio villaggio, arrivò la guerra, la mia memoria si rifiuta di ricordare quando, come, so solo che questo ricordo non mi ha abbandonato mai più, si è incollato alla mia pelle, parla nella mia bocca, guarda dai miei occhi, trema nelle mie gambe, esplode nelle mie orecchie quando sento uno scoppio anche solo casuale, come un tuono, lo scarico di qualche motore, una porta scagliata dal vento verso la sua povera sorte, improvvisamente. Semplicemente, ci spaventammo, vedemmo che gli uomini erano già entrati nel nostro villaggio, correvano da tutte le parti, gridavano, sparavano contro tutto ciò che si muoveva, persone, capretti, galline, tutto il villaggio bruciava, consumato dalle fiamme, all’inizio pensai questi uomini sono pazzi, stanno sparando a caso, qui non ci sono militari, che cosa sta succedendo nella loro testa?, poi capii, uccidere, uccidere, solamente uccidere, noi tentavamo di fuggire, che cos’altro potevamo fare?, fuggire e basta, ognuno dalla sua parte, uomini, donne, vecchi, bambini, solo correre veramente, uscire dal villaggio a tutti i costi, scappare dalla morte, non voltarsi mai, non c’è tempo, poi si vedrà chi veramente è riuscito a scappare, gli uomini dietro di noi non sembravano uomini, o forse gli uomini sono proprio così, lo sono sempre stati, sempre lo saranno, e noi che ci ostinavamo a credere il contrario, cercammo di inventare qualcosa di diverso, ma non ci riuscivamo, gli uomini correvano dietro di noi sparando rabbiosamente, i loro occhi sfigurati, parlavano una lingua strana, la lingua della guerra, anche se necessaria, a volte, almeno secondo alcuni, deve essere decretata incomprensibile per l’eternità, il giorno in cui la capiamo è perché la accettiamo…

da La bellezza americana

In modo strano e abusivo, poiché la storia della signora Augusta e della professoressa di inglese sembrava essere già terminata, uno scrittore angolano, forse – chissà – dispiaciuto per Miss Jennifer, si intromette per dire, come in un comizio (difetto che, spiacevolmente, gli angolani si rifiutano di superare):
«Gli Stati Uniti sono l’apartheid che ha funzionato!»

COD: 978-88-97365-44-0

João Melo (Luanda, 1955) è ormai considerato una delle voci più robuste della contemporaneità angolana. Giornalista, pubblicista e deputato della Repubblica, ha iniziato a comporre la sua opera di scrittore nel 1985 come poeta, con il volume Definição conquistandosi un posto di rilievo nelle lettere nazionali. Ha oggi al suo attivo 14 titoli di poesia, tra raccolte inedite e antologie retrospettive. A partire dal 1998 (Imitação de Sartre & Simone de Beauvoir) ha trovato una vena di prosatore breve, che lo ha portato a produrre sei raccolte di racconti tra quella data e il 2013 (Os Marginais e Outros Contos), tutte pubblicate anche in Portogallo per la casa editrice Caminho.
In Italia ha ottenuto una prima traduzione parziale de Il giorno in cui Paperino s’è fatto per la prima volta Paperina nel 2009 – per i tipi di Morlacchi Editore, seguita nel 2010 da L’uomo dallo stecchino in bocca, nella collana Frontiere Perdute delle Edizioni dell’Urogallo. Nel 2017 l’Urogallo rilancia l’autore in Italia, con la proposta della versione integrale (18 storie) de Il giorno in cui Paperino… e la nuova traduzione di The Serial Killer.
La prosa di João Melo, esemplarmente postmoderna nella tecnica, spesso politicamente scorretta nel linguaggio e nelle conclusioni, ruota essenzialmente intorno alla contemporaneità angolana e, più specificamente quella di Luanda, in un costante ritratto di questa nazione africana alle prese con la sua storia recente, fatta di guerre e ribellioni, di miseria e ricchezza, di impennate del PIL a due cifre e di ingiustizia sociale, ma anche contrassegnata dalla costruzione di una nuova identità nazionale postcoloniale con i suoi tic, le sue bonarie manie e le sue rivendicazioni culturali.

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