La testa di Salomè

13.00

da Elmira

Forse lo sguardo si vince quando si nasce e fissa una prima impressione di luce che, poiché non è mansueta, divide le acque grandi da quelle piccole.
Elmira nacque sulle acque del Kwanza, là dove il fiume si acquieta per ricevere, addomesticato, i fiumi più piccoli, che dall’interno della terra lo accompagnano per mettere insieme le forze nella quindicesima ansa. Elmira nacque da un impossibile uovo covato più di duecento anni, davanti al riso e al sospetto delle genti da Luanda a Pungo-Andongo. Nacque così già condannata all’eternità, all’attesa, alla lentezza dei cicli, al governo del tempo tra aurora e crepuscolo.

da Peregrinazioni

I viaggi via terra esigono una disponibilità del corpo e dello sguardo per la comprensione delle differenze tra territori organizzati e altri affogati in capim e solitudine.
Una grande differenza di capacità di apprensione dev’essere l’allerta in stato permanente, che traduce la capacità che il viaggiatore si adegui a una situazione di territorio sconosciuto, quasi o del tutto selvaggio, soggetto a regole d’occupazione e silenzio, che non sono quelle dettate dagli uomini.
Un viaggio via terra ci obbliga a sentieri molto estesi per navigare la paura con una striscia di capim che tiene il tempo, che suggerisce la direzione, che impedisce la fretta. Anzi, corregge e misura le distanze, ammorbidisce le curve, ammortizza la caduta.

da Il cesto di divinazione

Piccolo labirinto organizzato, è fatto da mani allenate dal tempo, a partire dall’intreccio minuto di sottobuccia d’albero e altre fibre vegetali, colte in speciali mattine di cacimbo, quando il giorno ancora dorme il suo piccolo sonno in collo alla terra.
Una volta pronto, rimane ad invecchiare, mentre si va riempiendo di oggetti che lo popolano, stabilendo relazioni di comprensione tra di loro e tutti quanti con lo spazio che li contiene.
Da figurine rubate al cuore di certi legnami preziosi, al momento della distrazione degli spiriti che li abitano, e scolpite con gli stessi strumenti di precisione con cui i chirurghi lavorano, per esempio, negli spazi sacri della circoncisione.

Ana Paula Tavares (Lubango, Angola 1952) è poetessa e docente universitaria al CLEPUL della Facoltà di Lettere dell’Università di Lisbona; ha al suo attivo un percorso di ricerca diviso tra Storia e Letteratura e una parallela parabola autoriale che l’ha portata a rappresentare una generazione di poetesse africane.
Con un’opera poetica dispersa in sei raccolte pubblicate e corredata da due interventi in prosa poetica, Ana Paula Tavares non è un’autrice prolifica, ma risulta inconfondibile e pregnante la sua voce nel panorama poetico angolano e africano contemporaneo.
Associata all’MPLA e all’União dos Escritores Angolanos fin dagli albori dell’indipendenza nazionale, la Tavares creò un piccolo “scandalo” letterario con la sua raccolta Ritos de Passagem, che la consacrò come poetessa (1985), a causa dell’approccio erotizzante e trasognato all’arte poetica, considerato da molti (e da molte) all’epoca in contrasto con i doveri e i dettami rivoluzionari della costruzione dell’identità nazionale e con le linee guida dell’afrosocialismo.
In realtà, i Ritos, proposti parzialmente in italiano nell’unica raccolta poetica dell’autrice apparsa finora (Cerimonia di passaggio, Heimat, Salerno 2006) sono l’atto inaugurale di una poesia di certo profondamente femminile e angolana, che più di tanti proclami contribuisce all’affermazione di un’angolanità autentica e legata alla terra madre. Inoltre, la costellazione simbolica e poetica della Tavares trascende ogni etichetta del femminile e dell’africano, per collocare la sua opera su un piano di estetica universale che ci permette di leggerla a distanze culturali enormi dallo scenario della sua creazione.
Ad oltre dieci anni dalla pubblicazione di Cerimonia, le Edizioni dell’Urogallo propongono la pubblicazione in quasi contemporanea di una raccolta di poesia originale dell’autrice (il recente Manuale per amanti disperati) e della sua più compiuta opera in prosa poetica, La testa di Salomè. Se la prima, apparsa oltre vent’anni dopo i Ritos, conferma il percorso poetico di Ana Paula Tavares, nelle sue premesse oracolari e femminili, La testa di Salomè, raccolta di una manifestazione originale di quel genere che in portoghese si può definite crónica, e che consiste in un pezzo brevissimo di prosa che non ha la struttura del racconto, costituisce una preziosissima perla letteraria di inestimabile valore.

Informazioni aggiuntive

Autore