«Tagli è un romanzo splendidamente osseo, essenziale, e proprio per questo scomodo – a quanto pare – per alcuni».
Herberto Helder

In Tagli, le voci de La passione fanno sbocciare la loro sostanza notturna, scintillano a momenti, e poi tacciono. Polifonia? Più che altro musica della mente. Poesia».
Luís Quintais

«Almeida Faria ha una relazione appassionata e a tratti violenta con il linguaggio: crea nuove parole per il semplice piacere di creare».
Dagens Nyeter

Il testo finisce con una frase che è più che altro una firma: tempo di gente tagliata. E la cosa migliore che il lettore possa fare è prendere quella frase e portarla dall’interpretazione dei personaggi, dal loro legame con il mondo chiuso che li opprime, verso la lettura di zone più occulte di senso che si liberano, brusche, da una prosa viva, acutilante, strana, ma lacerata. Tutto in questo testo è un eccesso tagliente. La simbologia strappata, a colpi di secchezza, alla liturgia cristiana. Il lavoro rivoluzionario, originale, sulla lingua e sul linguaggio. Il modo come il tempo interno si segmenta, abitato da esseri in transito che si fanno la spia, si denunciano, solitari, in un’esistenza che sembra avere una scadenza, in rischio, frammentata. Il lettore si sente obbligato a vedere e a sentire questo strappare tracciato dai vari narratori, divorati in modo lancinante nei loro stessi discorsi, che si sottomette al tagliare sonoro dei suoi recitativi, che sorgono come una sfilata in un auto di Gil Vicente, alla maniera del découpage cinematografico, verso un giorno unico, un sabato d’alleluia.